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Mi hanno fatto notare che sono una poetessa a cui piace scrivere d’amore …
È vero, e non me ne vergogno affatto. Anche se tratto spesso l'amore infranto o il desiderio che si avveri, quella nostalgia che si muove lieve tra le righe mi appartiene, ritmo gentile di una malinconia che conosco bene.
Ma non è l’unica voce che l’amore mi sussurra.
Conosco, per esperienza personale, anche l’amore che non fa rumore, quello che si nasconde nei gesti piccoli, negli sguardi complici tra chi non ha più bisogno di parole.
Quello che trova casa nell’ostinazione di chi resta, nella libertà di chi va… eppure ama ancora.
Conosco e ne sono orgogliosa, l’amore che si fa amicizia, che ascolta senza dare giudizi.
Pratico quello che tende la mano senza attendere nulla.
E poi c’è un altro amore che conosco bene a mie spese, forse il più difficile: quello per chi ferisce. È amore, anche quello, quando scegli di non rispondere con rabbia, quando decidi di non restituire il colpo, quando trattieni l’impulso di mandare qualcuno al diavolo e invece gli offri la tua indifferenza gentile, una forma di grazia che spesso è scambiata per un segno di debolezza o di ignoranza.
Perché amare è, a volte, smettere di avere l’ultima parola.
È scegliere di non somigliare a chi ti ha ferito, anche pubblicamente, o al dolore ricevuto.
Concludo dicendo che scrivere d’amore non è una fragilità: ma è un modo per non smettere di sentire, di accorgermi in silenzio che sono ancora viva in un mondo che sa solo urlare.
Nicoletta
giugno 2025